Sezione: Il cavallo giocattolo
Il cavallo è l'animale che ricorre maggiormente nella storia dell'uomo: dai graffiti preistorici alle statue equestri, la sua iconografia è sicuramente amplissima.
Esso è sempre stato simbolo di forza, potenza e nobiltà e, al pari dell'animale reale, anche il cavallo giocattolo ha incarnato, e tuttora rappresenta, questa simbologia.
Un piccolo cavallo in bronzo è stato ritrovato nel corso di scavi nell'ampia valle nei pressi di Olimpia; cavalli in legno, monatti su ruote le cui assi passavano attraverso le zampe dell'animale, risalenti al 500 a.C., sono stati rinvenuti in sepolture egizie, mentre statuette greche del 400 a.C., in terracotta, raffigurano un cavallo ed il proprio cavaliere. Ceramiche cinesi risalenti al IX secolo riproducono bambini che cavalcano cavalli-bastone, formati da un'asta in legno in cima alla quale era montata una testa di cavallo, in legno o cartone; altri cavalli-bastone portavano, all'estremità apposta alla testa, una o due ruote.
Il cavallo a dondolo, con il caratteristico movimento oscillatorio prodotto da meccanismi a molla o da semplici assi ricurve, è invece relativamente recente. I primi esemplari di cui si ha notizia risalgono ai primi decenni del XVII secolo: prodotti in legno, cartapesta o metallo, spesso ricoperti con pelo animale e riccamente bardati, erano molto probabilmente destinati a figli di nobili, dal momento che era considerato necessario, per l'aristocrazia, avere dimestichezza con i cavalli.
Successivamente, tra il XIX ed il XX secolo, si registra una produzione di cavalli a dondolo e di cavalli giocattolo più semplici ed economici.
Maggiore produttrice di cavalli a dondolo fu l'Inghilterra: questo giocattolo vi era così diffuso che nelle stanze dei bambini inglesi del XIX secolo venivano incisi sul pavimento appositi binari entro i quali collocare la base dei cavalli.
Ma anche in Turingia, all'inizio dell'800, si diffuse una importante industria di cavalli in cartapesta, mentre negli Stati Uniti i fabbricanti si specializzarono nella produzione di cavalli da giostra e di cavalli con sofisticati meccanismi per il movimento e dal design innovativo.
Per l'Italia mancano notizie certe sull'uso di questo giocattolo e sui suoi costruttori, è comunque facili pensare che l'esperienza italiana non si sia discostata molto da quelle europee.
La Furga iniziò a produrre cavalli presumibilmente nei primi anni del '900.
I suoi cavalli sono in cartapesta, con zampe in legno, montati su scocca o su strella - sorta di assicella in legno, munita di ruote. Ma se ne conoscono esemplari interamente in legno intagliato.
La lavorazione dei cavalli in cartapesta si differenziava a seconda che si trattasse di cavalli piccoli o grandi tanto da essere montati.
Nel primo caso si usava la tecnica dello stampaggio a pressione del cartone, mentre per i cavalli di grandi dimensioni la lavorazione era effettuata manualmente, sovrapponendo numerosi strati di carta piuttosto pesante, precedentemente inumidita, all'interno di stampi in gesso.
Lo stampo era diviso in due metà e, dopo l'es-sicazione della cartapesta, si procedeva all'unione dei due pezzi.
Le zampe, in legno, venivano inserite successivamente, così come le orecchie - in cartone, stoffa o legno - ed il punto di giunzione veniva stuccato.
La fase successiva era costituita dalla gessatura: il cavallo veniva completamente ricoperto con uno spruzzo di caolino misto a colla. L'animale era poi levigato con carta abrasiva in modo da renderne la superficie uniforme, quindi gessato una seconda volta.
Quando anche la seconda gessatura si era asciugata ed il cavallo era stato eventualmente ritoccato, si passava alla verniciatura, che variava a seconda del tipo di cavallo che si voleva ottenere: bianco, pezzato, pomellato, eccetera.
La verniciatura veniva effettuata a spruzzo, mentre i particolari dell'animale erano fatti a pennello.
Negli esemplari ricoperti in panno, l'animale veniva cosparso di colla e rivestito con la stoffa precedentemente ritagliata nella forma e nella misura desiderate. Anche in questi, però, il muso, gli zoccoli ed altri particolari venivano dipinti a mano.
Talvolta, tra la copertura in panno e la struttura in cartapesta veniva inserita una imbottitura in truciolo, tenuta insieme da un rivestimento in tela juta. La pezzatura veniva fatta con una spugnetta imbevuta di colore.
Coda e criniera, nei modelli verniciati erano modellate nello stampo, mentre nei pezzi ricoperti esse consistono in strisce di pelo di pecora.
I tipi di cavalli prodotti erano molteplici: oltre a quelli tradizionali, su scocca, a dondolo o su strella, ve ne erano anche montati su grosse ruote, talvolta a pedali, che trainavano calessi o carretti in legno. Altri, a dondolo, avevano anche la strella con le ruote.
La Furga cessò la produzione di cavalli in cartapesta agli inizi degli anni '60.
Dagli inizi del '900, altre industrie e laboratori artigiani sorti nel frattempo all'ombra della Furga, iniziano a produrre cavalli giocattolo.
La Giulio Lorenzini - azienda guida nel settore del giocattolo in legno sino al dopoguerra - iniziò a produrre giocattoli in legno, fra i quali piccoli cavalli trainabili e a dondolo, intorno agli anni '20.
La A.G.A. aveva due stabilimenti: uno a Canneto per la produzione di bambole e uno nella vicina Acquanegra sul Chiese, ove si fabbricavano giocattoli in legno e cavalli a dondolo. Cessò la propria attività verso il 1960, dopo essere stata assorbita dalla Furga.
Odoardo Zanoni produceva cavalli in cartapesta agli inizi degli anni '30 e, alla sua morte, l'impresa venne proseguita dal figlio Ulisse sino al primo dopoguerra.
Francesco Zambelli, con la moglie Adelaide Zanini ed i figli Gino e Vilma, iniziò a produrre piccoli cavali trainabili, in cartapesta, nel 1943, specializzandosi più tardi nella produzione di bambole, con il nome di Zanini & Zambelli.
Il piccolo laboratorio a conduzione familiare di Andrea Arienti produsse cavalli in cartapesta dal primo dopoguerra e solo per pochi anni.
La Biasetti Davide e figlio Italo iniziò la propria attività nel 1954, con cavallini in cartapesta, trainabili, in diverse misure, agganciati a carretti o carovane in legno, e cavalli a dondolo. Nel 1973, dopo aver diversificato la produzione con passeggini in ferri e semilavorati in plastica, cessò ogni attività.
La Faiplast, nata nel 1956, produsse cavallini trainabili in sofiaggio, specializzandosi poi nel giocattolo musicale, nel prescolastico e, recentemente, nel gioco sportivo.
La Gio.Cart (Giocattoli in cartapesta) nacque nel 1972 e iniziò a costruire cavalli in cartapesta e diligenze, calessi e carretti in legno quando ormai più nessuno produceva con gli antichi sistemi. I suoi prodotti avevano un piccolo mercato specialistico, ma nel 1984 l'azienda cessò la sua attività, dopo essersi piegata, per un breve periodo, al predominio della plastica.
Nella vicina Acquanegra sul Chiese erano attive le ditte A.G.A., Sarzi & Motta, Zubelli e Gennari.
E poi ancora, a Pavone Mella, in provincia di Brescia, si registrano attività produttive simili: Angelo Cherubini, che lavorava per conto di aziende di Canneto, cominciò a fabbricare
cavalli trainabili in legno intorno al 1946, riproducendo un modellino visto in Germania durante la sua prigionia e la Migliorati, nata nel 1933, che nel 1935 iniziò a produrre cavalli in cartapesta.
Con l'introduzione della plastica nei processi produttivi, la cartapesta fu abbandonata. Essa richiedeva un forte impiego di manodopera e, con l'aumento del costo del lavoro, non era più remunerativa.
Generazioni di donne avevano pressato, stampato, incollato, stuccato, gessato e decorato decine di migliaia di cavalli; era ormai giunto il momento di chiudere una importante pagina della storia, non solo economica, del nostro paese.

Cavallo a dondolo, in cartapesta
ricoperta di feltro.
Furga, anni '40